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venerdì 15 novembre 2019

[Recensione] RED ZONE - 22 MIGLIA DI FUOCO


Un film d’azione dalla trama tutt'altro che scontata, e che ci catapulterà in una corsa contro il tempo per salvare l’unico informatore che conosce la posizione di decine di bombe sporche in giro per il mondo. 
Oggi il nostro cinefilo impertinente ci parla di RED ZONE - 22 MIGLIA DI FUOCO.


Genere: Thriller - Azione
Regia: Peter Berg
Sceneggiatura: Lea Carpenter
Produttore: Peter Berg, Mark Wahlberg, Stephen Levinson
Fotografia: Jacques Jouffret
Montaggio: Melissa Lawson Cheung, Colby Parker Jr.
Effetti speciali: Matt Kutcher, Troy Moore
Musiche: Jeff Russo
Scenografia: Andrew Menzies
Costumi: Virginia Johnson
Trucco: Ashley Levy
Attori: Mark Wahlberg, Lauren Cohan, Ronda Rousey, John Malkovich, Iko Uwais, Terry Kinney, David Garelik, Sala Baker, Poorna Jagannathan, Nikolai Nikolaeff, Carlo Alban
Anno: 2018
Paese: USA
Distribuzione: Universal Pictures, Lucky Red


Sinossi: l’agente James Silva e la sua squadra vengono mandati in Indonesia per proteggere un informatore compromesso e recuperare del materiale radioattivo.




Ho visto Red Zone – 22 miglia di fuoco.
James Silva è un agente pluridecorato della CIA, estremamente intelligente e addestrato, convive da sempre con un grave problema di controllo della rabbia. Lui e il suo gruppo fanno parte di una squadra speciale non ufficiale, che agisce nella zona buia al di fuori della legge. 
Di istanza in Indonesia per recuperare del Cesio in polvere, la squadra finirà col dover scortare un informatore verso l’estradizione in cambio della posizione di diverse bombe sporche. Ovviamente per riuscire nella missione dovranno affrontare forze governative corrotte, malviventi e minacce di ogni tipo.


Il film è prevalentemente d’azione, ma non soffre della solita sindrome da “diamo senso alle cose facendo esplodere tutto”, il montaggio infatti alterna i momenti d’azione a quelli di narrazione in modo più che accurato, ne risulta un lavoro soddisfacente e in grado di tenere alta l’attenzione per tutti i 90 minuti. 

Come detto anche prima, una delle cose che colpisce in questo film è la cura nella trama, il lavoro di sceneggiatura è decisamente ben fatto e la pellicola risulta interessante anche sotto altri aspetti oltre alle scene prettamente d’azione. Anche se i personaggi non subiscono una particolare evoluzione durante il film, il fatto che vengano più volte tirate in ballo le problematiche inerenti alla sfera privata ci permette sicuramente di empatizzare con loro. Credo che una menzione speciale vada anche ai dialoghi, che pur fungendo da intramezzo fra le varie vicende che compongono la trama, sono però ben fatti, strutturati e, soprattutto, funzionali al personaggio.


Sugli attori non ci sono dubbi, Mark Wahlberg è ormai un pilastro, la fisicità che ha gli consente di essere credibile in ogni ruolo d’azione che ricopre, che unita a una comprovata abilità attoriale gli consentono di portare sempre a casa un ottimo risultato. Iko Uwais è ormai un acclamato attore nel panorama orientale, reso famoso anche in occidente grazie a pellicole d’azione come The Raid 1&2 e dalla serie Wu Assassins (disponibile su Netflix), ha qualità attoriali innegabili e una profonda conoscenza delle arti marziali, cosa che lo rende più che perfetto per un film come questo. Secondo me una delle performance migliori del film però è sicuramente quella di Lauren Cohan, veramente molto brava a interpretare la madre divorziata e dedita al lavoro, costantemente osteggiata dall’ex marito. Insomma, devo dire che il suo è stato davvero un ottimo lavoro. Ho la sensazione però di star dimenticando qualcuno…. A già, c’era anche John Malkovich. Ora, potrei dirne un sacco di cose sulla sua interpretazione, ma ne dirò solo una: secondaria.


Per tirare le somme: il film non è male, è qualcosa in più del classico film d’azione in cui l’unica cosa interessante è vedere i modi contorti in cui i cattivi muoiono. Probabilmente non sarà ricordato nelle ere come uno dei capolavori della nostra epoca, ma è un buon film per una serata con gli amici.

Considerazione spiccia: siamo a novembre, fa freddo, quindi potevo scegliere se uscire e affrontare il clima gelido, oppure restare in casa al calduccio accoccolato sul divano, con la tuta addosso e la stufa che scoppiettava all’altro lato della stanza. Sarà sincero con voi: ho scelto la seconda. E in quel contesto qualunque cosa in tv mi sarebbe sembrato bello. Quindi tutta la recensione potrebbe solo essere un frutto della mia mente in estasi per il profumo delle Yankee Candle che si emanava per casa. 

Voto: 3
(ma a un soffio dal 4).
L’amichevole GM di quartiere.

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