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lunedì 18 novembre 2019

[Recensione] NELLA TANA - Michaela Kastel


Buongiorno Impertinenti,
oggi Simona ci parla di Nella tana. Il bosco non è mai stato così oscuro di Michaela Kastel, romanzo arrivato in Italia grazie a Emons Edizioni.

Genere: Giallo/Thriller
Casa editrice: Emons Edizioni
Data di Uscita: Ottobre 2019
Prezzo: € 15.00

Sinossi: In fondo al bosco c’è una casa isolata, dove abita una piccola famiglia. Il cacciatore alto e forte che Ronja e i suoi fratelli chiamano papà, non è però il loro padre. Li ha rapiti da bambini, costringendoli a crescere nel suo spietato mondo di orrori quotidiani. Un giorno qualcosa cambia e la libertà tanto attesa sembra a portata di mano. Ma quello che era stato un sogno così a lungo, improvvisamente spaventa. Un’anima spezzata può ancora tornare a vivere, provare amore?


«Kastel scrive in modo straordinariamente poetico e questo rende l'orrore ancora più crudele.»
Sebastian Fitzek

Nella tana è un romanzo giallo, un po’ thriller e un filo gotico. È un racconto di violenze domestiche, contiene allusioni e ricordi, ma la scrittrice non le descrive mai con chiarezza. Questo mi ha lasciata con il fiato sospeso e la mente che viaggiava inesorabilmente nel buio e nel dolore dei protagonisti.
Jannik è stato il primo bambino rapito, ed anche il primo sopravvissuto. Poco dopo è arrivata Ronja, con lei Jannik ha dovuto subire altre violenze e umiliazioni, ma ha anche fatto sì che il loro rapporto diventasse sempre più forte. Con il passare del tempo hanno visto tanti bambini; Mona, Lisa, Annika, Gerlinde, Nika, Lola, Theo, Henna... alcuni ce l'hanno fatta, altri sono stati sepolti dal papà orco e loro, per paura di essere puniti, hanno scavato le fosse. 

"Non esiste sonno, laggiù, solo il buio e il silenzio morto delle rocce. Le pareti frastagliate tagliano come lame di rasoio, lacerano la stoffa e la pelle, frantumano i pensieri insieme alle ossa troppo fragili. Superata la notte, inizia il vero incubo. Non vedi la luce del giorno, anche se sai che è da qualche parte lì in alto, i tuoi vestiti sono fradici, hai freddo, e lo stormire monotono degli alberi rischia di farti impazzire."

Il romanzo viene narrato attraverso i pensieri di Ronja, confusa tra il terrore e l'amore, vorrebbe fuggire dal papà, dal passato, dai ricordi e dal buio, ma ne ha la forza?
L’altra voce narrante è della poliziotta Sarah Wiesinger, che, a seguito dell'ultimo rapimento di una bambina, ha deciso di prendere in mano la situazione e di scoprire cosa c'è nel bosco che fa tanta paura.

"Quando cala la sera il bosco prende vita, si amplificano i rumori che al sicuro alla luce del sole non percepiamo, qualcosa crepita tra i cespugli, qualcos'altro fruscia dietro una roccia, e quando il freddo si è accumulato nelle ombre, scricchiolando come ghiaccio, l'ultimo chiarore si disperde nella massa nera dalla quale sale la notte, e tutto ciò che puoi fare è fuggire. Prima della fine del giorno, definitiva come la fine del mondo."

È il primo libro di Michaela Kastel che leggo e ho trovato il suo stile semplice, dalla prosa diretta, che mi ha lasciata smarrita e spaventata, ma soprattutto coinvolta.
Tramite questo romanzo le domande che mi sono posta sono state tante e alcune mi hanno fatto ragionare: come è possibile pensare che solo tramite la morte si può superare la paura e la violenza? Solo così si può davvero fuggire? È vero che con un passato annientato e un presente distrutto non si può avere u futuro? È davvero possibile trasformarsi in qualcosa di malvagio a causa di ciò che si ha subito?

I protagonisti hanno evidenti deviazioni psichiche perché la paura li ha resi ciechi, l'adolescenza rubata all'amore e alla felicità li ha resi cinici e spenti. Nei loro pensieri si legge angoscia, senso di disagio, umiliazione, si sentono sporchi e soli... è questo che fa un orco che vive nel bosco e rapisce bambini: annienta l'animo umano.
A far da contorno a tutto c'è il bosco, buio, fitto e silenzioso. 

"Come si insegna l'obbedienza a un bambino? L'obbedienza cieca e assoluta? Spezzandolo, direbbe papà"

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