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Care Impertinenti,
oggi diamo spazio a La parola agli autori, la nostra rubrica speciale in cui l'autore parla direttamente al lettore. 

Omar Viel, autore di FULGORE DELLA NOTTE, ci racconta qualcosa di più sul libro e su di sé.

Genere: Narrativa
Casa editrice: Adiaphora Edizioni
Data di Uscita: 30 settembre 2019
Prezzo: € 16.00

Sinossi: Gordon Wilson non si sarebbe dovuto trovare in quella casa. Inebriato dal fascino di una giovane sconosciuta, così simile a sua moglie Una, dà inavvertitamente vita a un incendio e, dalle fiamme, scivola nella realtà la sinuosa figura di una tigre. Gordon fugge, lasciando la propria famiglia disorientata. 
È un passaggio di testimone, quello con la figlia Liz, che da Bristol si reca a Londra alla ricerca del padre, per scoprire infine antichi prodigi e svelare i misteri degli Wilson. Passato e presente si intrecciano nella simbologia della specularità. Un viaggio fatto di incontri bizzarri con personaggi eterei, in equilibrio tra il mondo del visibile e quello dell'invisibile, tra l’universo tangibile e quello dell'immaginazione.
Un cammino esistenziale, fisico, letterario, con incursioni nel poetico.
Un romanzo composito nel quale si innesta un generoso tributo al Romanticismo inglese, che invita a lasciar andare gli ormeggi della ragione per abbandonarsi al dominio del possibile.


Buongiorno Impertinenti,
oggi rilanciamo La parola alle autrici, la nostra rubrica speciale in cui l'autore parla direttamente al lettore. 

A dare inizio alle danze sarà Roberta Zanzonico, autrice di BLU STANZESSERE. 
Roberta ha deciso di raccontarci qualcosa di più sul romanzo e su di sé. 



Genere: Narrativa
Casa editrice: Ensemble
Data di Uscita: 17 giugno 2019
Prezzo: € 4.99

Sinossi: "Blu Stanzessere" è un romanzo sulla memoria, una memoria parcellizzata, impacchettata e rivissuta in diversi Stanzessere. Ogni Stanzessere è un posto in cui una donna si è fermata per ripetere un momento all'infinito, dargli una forma e renderlo elementare, comprensibile. Un luogo nato per aiutare a dimenticare e ricominciare, in un'architettura al tempo stesso umanissima e divina. Un racconto onirico nelle cui trame c'è un viaggio che è una storia d'amore che è tante storie insieme e molto altro. Un viaggio dentro la mente che conduce il lettore per mano in un'esperienza sensoriale, prima ancora che letteraria.

Una grande storia d’amore e sull’Amore, sulle dimenticanze, i ritorni, i rimpianti e i richiami, che trasporta il lettore, con un linguaggio a volte addirittura “sonoro”, alla scoperta del cuore della storia, che è tante storie insieme e molto altro.

Oggi abbiamo il piacere di presentarvi la nostra prima rubrica, senza vincoli di spazio e tempo, dedicata agli autori che vogliono dire la loro fuori dai romanzi.
Lasciamo questo spazio a tutti coloro che, impertinenti o no, vogliono manifestare le proprie idee su qualsiasi ramo dell’editoria.
Questo è un settore talmente vasto  che, a pensarci bene, potrebbe tenere impegnati gli autori per giorni. Dalla scelta delle copertine che si ripetono in romanzi diversi alla differenza di prezzi tra ebook e cartaceo, dalle recensioni ‘pilotate’ alla mancanza di moralità nei romanzi (questi sono solo piccoli esempi). 
Cari autori/autrici, cosa ne pensate? Dite anche voi la vostra opinione liberamente e senza timore su questi o altri argomenti a voi cari! La libertà di espressione è il nostro primo comandamento!

E tanto per dare il buon esempio, la signora italiana dei Romantic Suspence - e non ce ne vogliano le altre!! -, Monica Lombardi, inaugura la nostra rubrica.


Considerazioni sparse sull’antica e attuale dignità dello story-telling

Quando Karin mi ha chiesto di scrivere due righe per inaugurare questa rubrica, non so bene per quale motivo ho ripensato alla mia primissima presentazione, nel dicembre del 2008. Il romanzo che presentavo era Scatole cinesi, primo volume della serie Mike Summers, e io non ero emozionata, ero emozionatissima. Presentare un giallo, o un romantic suspense, significa parlare molto poco del libro, della trama, magari un pochino dei personaggi. E allora, di che cosa parlare? Durante quel primo incontro con il mio primo pubblico decisi che, per cominciare, volevo spiegare soprattutto che tipo di autrice fossi e volessi essere. “Io sono una story-teller, una narratrice di storie”, credo di aver iniziato proprio con queste parole. Continuai dicendo che non avevo la pretesa di insegnare nulla, né di illuminare sui significati nascosti della vita, volevo solo raccontare una storia. Alcune cose cambiano con il tempo, questa non è mai cambiata e credo che non cambierà mai.
In un paese in cui “fa figo” parlare di sociale, affrontare drammi o trattare Problemi con la P maiuscola, spesso ci si dimentica che raccontare storie è un mestiere molto antico e per questo, a mio avviso, nobile e di grande dignità, che risale addirittura a quando la cultura era ancora tramandata solo oralmente. Troviamo quasi tutti i nostri archetipi nell’epica, che significa appunto “racconto”. Alle corti delle popolazioni germaniche, durante i banchetti, i guerrieri si svagavano ascoltando gli Heldenlieder, le canzoni degli eroi. William Shakespeare, il Bardo per antonomasia, voleva intrattenere il suo pubblico, voleva riempire i teatri; i plays della Londra elisabettiana, capaci di smuovere folle alla domenica pomeriggio, erano un po’ come il nostro cinema. Sono solo due esempi tra i numerosi che possiamo trovare guardando alla storia della nostra civiltà. Intrattenere è popolare, certo, ma questo non significa che sia più facile, o che richieda meno testa e meno cuore.
L’uomo ha sempre avuto bisogno di sentirsi raccontare e di veder rappresentare, prima ancora che di leggere, storie. Perché? La risposta che mi sono data – forse solo una delle tante risposte possibili – è che vuole ritrovare qualcosa di simile a sé ma al contempo diverso da sé. Qualcosa in cui si possa immedesimare, personaggi per cui fare il tifo, da amare o da odiare, come se fossero veri. Per fare quello che nella vita non farebbe o non ha occasione di fare, ma che ritiene in qualche modo possibile, verosimile. Credibile a qualche livello, anche dove sentirà raccontare di altri tempi o altri mondi. Le storie sono frammenti di vita, della nostra e di quella dei nostri simili, rimescolati a formare un’immagine diversa ma riconoscibile, perché gli ingredienti – le passioni e le reazioni umane – sono quelli che conosciamo. Sono i colori primari dell’arcobaleno, che il pittore rimescola sulla sua tavolozza per restituirci la sua personale visione della realtà. L’autore è un cuoco che usa gli stessi ingredienti di sempre per creare piatti diversi che riescano a dare piacere, a fare alzare il suo pubblico da tavola sazio e appagato. L’autore come il cuoco stimola i sensi, ma stimola anche la mente e così facendo può stupire, intrigare, emozionare, divertire. L’autore, in qualche modo, nutre la nostra fantasia. E scusate se è poco.
Raccontare storie è un mestiere antico, un mestiere di grande dignità, che si fa per passione e può scatenare passioni. Che vediamo sminuire da una società in cui, spesso, solo ciò che è serio o triste ha valore. Se le storie fanno pensare, se fanno capire, sarà solo un effetto secondario del loro riflettere un po’ la vita. Se divertono, se intrattengono, se emozionano, se attivano l’immaginazione, se fanno guardare al di là della stanza in cui ci si trova avranno raggiunto il loro scopo. L’autore avrà raggiunto il suo scopo e sarà un autore felice.



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