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sabato 27 luglio 2019

[Recensione] WARRIOR - la serie su Sky Atlantic tratta da una storia di Bruce Lee.

Buon sabato cari amici.
Oggi il nostro cinefilo impertinente ci parla di WARRIOR, la serie TV in onda dal 15 Luglio su SKY ATLANTIC
La storia, ambientata a fine diciannovesimo secolo a San Francisco, è nata dalla mente del leggendario Bruce Lee nel 1971 e ritrovata solo dopo la sua morte (1973) dalla figlia Shannon.



Genere: Azione - Drammatico
Ideatore: Jonathan Tropper, Justin Lin
Scenografia: Gary Middlewick, Tom Olive, Luc Schnepel
Musiche: Reza Safinia, H. Scott Salinas
Costumi: Diana Cilliers
Trucco: Amanda Ross-McDonald, Juanette Visser

Effetti speciali: Flip Bester, Tyrell Kemlo, Julian Koberman, Paul Pieterse, Emil Snyman
Attori: Andrew Koji, Olivia Cheng, Jason Tobin, Dianne Doan, Kieran Bew, Dean Jagger, Joanna Vanderham, Tom Weston-Jones, Hoon Lee
Anno: 2019
Paese: USA
Produzione: Warner Bros. Television
Distribuzione: Sky Atlantic


Sinossi: San Francisco del 1870.
Fra le ondata di violenza razzista che si abbattono quotidianamente sugli immigrati cinesi e le guerre per il controllo sul commercio dell’oppio, Chinatown è in subbuglio. Al Sahm, un giovane immigrato appena sbarcato dovrà fare i conti con tutto questo pur di ritrovare una persona a lui molto cara.




Bentrovati a tutti, questa settimana vorrei parlarvi del pilota di una serie tv che dai trailer sembrava promettere molto bene: WARRIOR.
Tratta dai racconti di Bruce Lee, la serie si intromette sul mercato a suon di calci, pugni e arti marziali scenografiche. Già dalla locandina che citava la frase “Dio disse Kung e Kung Fu” dovevo intuire che qui la parte più importante sarebbero state le botte.


La serie inizia con lo sbarco da dentro un container di tutta una serie di cinesi immigrati nella San Francisco della fine del 1800, insomma, quel periodo carinissimo in cui se eri cinese potevi scegliere se farti menare dalla polizia, dai gruppi di razzisti o dalle Tong rivali. Una bella prospettiva no? Infatti dopo nemmeno due minuti dall’inizio, un povero cinese spossato dal viaggio viene picchiato e ridicolizzato davanti a tutti da un gruppetto di poliziotti dell’immigrazione. 

Ovviamente è qui che ci viene presentato il nostro protagonista, interpretato da niente po po di meno che Andrew Koji. 
E voi direte: ma chi cavolo è Andrew Koji?! 
Me lo sono chiesto pure io quindi, come faccio in questi casi, sono andato su wikipedia a cercarlo, ma il risultato è che nemmeno la wiki sa chi sia. 
Perfetto!


Il personaggio che interpreta si chiama Ah Sahm e si capisce subito che è uno con le palle grossissime grazie a dei piccoli dettagli di contorno: è fresco e riposato nonostante abbia passato diversi giorni chiuso in un container assieme a una decina di altri uomini, parla perfettamente inglese, e se ancora non si fosse capito che è il protagonista, è l’unico a indossare già la divisa da kung fu. Infatti questo arriva, non dice nemmeno buongiorno e riempie di botte le guardie dell’immigrazione che se ne stavano li a fare gli "sboroni" con i poveri cinesi indifesi.
Insomma, benvenuto in America!

A questo punto iniziavo a sentire bisogno di una trama, qualcosa che mi convincesse a non "pistolare" con il cellulare fra una scazzottata e l’altra, e grazie al cielo la trama è arrivata.


I cinesi si fanno la guerra tra di loro per il controllo dell’oppio, la polizia cerca in tutti i modi di gestire la situazione a Chinatown per impedire che gruppi di “lavoratori americani scontenti” si mettano ad ammazzare cinesi a martellate e, in tutto questo subbuglio, il nostro protagonista deve ritrovare una donna immigrata diversi anni prima, di cui conserva solo un disegno e un dolce ricordo. Che cosa romantica ❤.

Ovviamente per farlo si unisce a una Tong (o clan), frequenta assiduamente un bordello e riempie di pugni sulla testa tutti quelli che gli si mettono davanti. 


Leggendaria però è la parte in cui lui mostra il marchio a fuoco della Tong a cui si è unito a un membro di una Tong rivale dicendole «si ma non è nulla di serio», perché ovviamente è risaluto come la mafia cinese reagisca bene ai tradimenti.
La mafia cinese è come la moglie. 

Vorrei davvero parlarvi degli attori ma ragazzi, non ce n’è davvero nessuno che conosco. Però la serie sembra carina, leggera al punto giusto e nel classico stile che ha sempre contraddistinto tutte le storie di Bruce Lee, quindi sicuramente un buon investimento di tempo per gli amanti del genere. 

Voto: 3,5
Il vostro amichevole GM di quartiere.

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