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giovedì 13 settembre 2018

[Recensione] ELEANOR OLIPHANT STA BENISSIMO - Gail Honeyman

Care Impertinenti, 
oggi Alessia ci parla del romanzo ELEANOR OLIPHANT STA BENISSIMO di Gail Honeyman
Un romanzo sorprendente, da settimane in classifica! 

Genere: Narrativa
Casa editrice: Garzanti
Data di Uscita: Maggio 2018
Prezzo: € 17.90

Sinossi: Mi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: benissimo. Non bado agli altri. So che spesso mi fissano, sussurrano, girano la testa quando passo. Forse è perché io dico sempre quello che penso. Ma io sorrido, perché sto bene così. Ho quasi trent'anni e da nove lavoro nello stesso ufficio. In pausa pranzo faccio le parole crociate, la mia passione. Poi torno alla mia scrivania e mi prendo cura di Polly, la mia piantina: lei ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nient'altro. Perché da sola sto bene. Solo il mercoledì mi inquieta, perché è il giorno in cui arriva la telefonata dalla prigione. Da mia madre. Dopo, quando chiudo la chiamata, mi accorgo di sfiorare la cicatrice che ho sul volto e ogni cosa mi sembra diversa. Ma non dura molto, perché io non lo permetto. E se me lo chiedete, infatti, io sto bene. Anzi, benissimo. O così credevo, fino a oggi. Perché oggi è successa una cosa nuova. Qualcuno mi ha rivolto un gesto gentile. Il primo della mia vita. E questo ha cambiato ogni cosa. D'improvviso, ho scoperto che il mondo segue delle regole che non conosco. Che gli altri non hanno le mie stesse paure, e non cercano a ogni istante di dimenticare il passato. Forse il «tutto» che credevo di avere è precisamente tutto ciò che mi manca. E forse è ora di imparare davvero a stare bene.



«Se qualcuno ti chiede come stai, si aspetta che tu risponda BENE. Non devi dire che la sera prima ti sei addormentata piangendo perché erano due giorni di fila che non parlavi con un’altra persona. Devi dire: BENE. […] Ai giorni nostri la solitudine è il nuovo cancro, una cosa vergognosa e imbarazzante, così spaventosa che non si osa nominarla: gli altri non vogliono sentire pronunciare questa parola ad alta voce per timore di essere contagiati a loro volta, o che ciò possa indurre il destino a infliggere loro il medesimo orrore.»

Nonostante le numerose letture che avrei dovuto portare a termine da molto tempo (chiedo venia), sono inciampata in questo libro. Beh, anche il web ci ha messo lo zampino. Aprivo Facebook, e vedevo la copertina di questo romanzo. Leggevo un post di un blog e c’era la recensione… insomma, non è stata solo colpa mia.
Ho letto pareri diversi. Molti lo hanno adorato e osannato, altri invece lo hanno paragonato ha una versione più eccentrica di Bridget Jones (andiamo! Più eccentrica di lei non c’è nessuno!). È stato quest’ultimo giudizio a farmi storcere il naso, ma tralasciamo il mio incondizionato amore per Bridget (sempre una di noi) e concentriamoci sul romanzo.
Quello che mi ha convinto a comprarlo è stata la presentazione: “Mi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: sto benissimo.”
Non credibile, vero? Già, lo penso anche io.
La nostra protagonista ha trent’anni, fa lo stesso lavoro da nove, non ha una relazione né amorosa né di altro tipo e l’unico contatto costante nella sua vita è la madre con la telefonata del mercoledì sera. Quindi, possiamo ammettere che non è proprio una protagonista al top, ma riusciamo a innamorarcene lo stesso. Eleanor è sincera, schietta al punto da ignorare totalmente le convenzioni sociali, in parte perché non le conosce, in parte perché non sa mentire. Nonostante la sua vita sia relegata ai margini, non passa inosservata per la sua totale noncuranza di quello che pensano gli altri. E mentre leggiamo ed entriamo nella sua testa noi ci rendiamo conto delle occhiate che le lanciano i colleghi, le persone con cui interagisce, capiamo che lei stessa le percepisce, ma semplicemente decide di passare oltre. E per questo in parte la ammiriamo.
A un concerto, Eleanor assiste all’esibizione di una band e lì c’è la folgorazione. Pensa di essersi innamorata del cantante e di lui fa la sua missione. 

«Dovevo far succedere qualcosa, qualsiasi cosa. Non potevo continuare a passare accanto alla vita, sopra, sotto, attorno. Non potevo continuare a vagare per il mondo come uno spettro. […] Mi ero convinta che fosse quello giusto, che mi avrebbe aiutato a diventare normale, ad aggiustare le cose sbagliate della mia vita.»

Deve conoscerlo, perché lui è l’uomo della sua vita, ma, per farlo, deve comprendere le dinamiche sociali e renderle proprie in modo da poter entrare in contatto con lui.
E da qui iniziano le parti più divertenti, i tentativi di Eleanor di entrare in società, di relazionarsi con le persone in un modo convenzionalmente accettato, grazie anche all’aiuto di Raymond, il collega che sembra essere agli antipodi del cantante.
Ma qualcosa cambia e più lei entra in contatto con le persone e con il mondo che la circonda, più vediamo che la facciata della sua vita incomincia a incrinarsi. I ricordi cercano di tornare a galla, ma lei li respinge fino al punto di rottura.
Eleanor è una protagonista sola che ci fa riflettere su quello che sembra essere il problema del nostro tempo: la solitudine.

«Una domanda m’incuriosiva. A che cosa servivo io? Non avevo dato nessun contributo al mondo, assolutamente nulla, e non ne avevo nemmeno ricavato nulla. Quando avessi smesso di esistere, non sarebbe materialmente cambiato niente per nessuno.»

Quante volte abbiamo parlato con persone che consideriamo amici, ma in caso di bisogno non ci affideremmo a loro? Quante volte alla comune domanda “come stai?” rispondiamo “bene” anche se non è vero? Ci ha chiesto come stavamo, il suo compito lo ha svolto. Io devo svolgere il mio. Cerchiamo molto spesso un contatto che non è contatto e ci accontentiamo.
Eleanor dice di no a tutto questo per motivi che poi si scopriranno nel corso della lettura.
Scoprirà cos’è il vero contatto umano grazie a Raymond, ma ci sarà un prezzo da pagare.

«Perché no?» chiesi. «Com’è possibile che raccontare a qualcuno quanto stai male ti faccia stare meglio? Non è che gli altri possano aggiustare le cose…»
«Probabilmente non possono aggiustare tutto, Eleanor, no, ma parlare può essere d’aiuto. Anche gli altri hanno dei problemi, sai? Capiscono come ci si sente a essere infelici. Mal comune, come si dice…»
«Non credo che nessuno al mondo potrebbe capire come ci si sente a essere me.», replicai. «Questo è un fatto. Non credo che nessun altro abbia vissuto esattamente la serie di circostanze per cui sono passata io. Sopravvivendo, in ogni caso.»

Consiglio questo romanzo, ma avverto che non è una lettura semplice. È impossibile non immedesimarsi in Eleanor e non riflettere sulle proprie scelte e le proprie azioni.



1 commento:

  1. Aiuto.
    Aiuto aiuto.
    Mi sono innamorata anch'io di questo libro beccando la copertina praticamente OVUNQUE sul web, e anch'io sono fortemente rimasta colpita dalla presentazione, tanto che quest'estate mi sono fiondata a comprarlo.
    Però, per un motivo o per un altro, l'ho lasciato ad aspettarmi nello scaffale assieme a tutti gli altri libri in lettura... e leggendo la tua recensione me ne sono pentita. Perché diavolo non l'ho ancora letto?!

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