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lunedì 2 novembre 2015

[RECENSIONE] LA RAGAZZA CHE TI AMÒ DUE VOLTE - Joanna Barnard

Un romanzo che lascia un segno profondo procurando sensazioni molto forti nel lettore…
Vi avvisiamo che la recensione che seguirà CONTIENE SPOILER.

Leggete a vostro rischio e pericolo!

Genere: Romance Contemporaneo
Casa editrice: De Agostini - Bookme
Data di Uscita: 15 Settembre 2015
Prezzo: € 14.90 - Ebook € 7.99


Sinossi: Un incontro fugace al supermercato e Fiona Palmer si ritrova di colpo con il cuore in subbuglio. Perché il tipo che le viene incontro con un sorriso, senza traccia di fede al dito e con il cestino mezzo vuoto da single incallito, altri non è che Henry Morgan. Il professor Morgan, l’uomo che quindici anni fa, tra i banchi del liceo, ha fatto di lei una studentessa precoce in ogni senso, regalandole il brivido di una seduzione proibita. E ancora oggi Fiona non può fare a meno di chiedersi se quella antica e bruciante avventura non fosse in realtà il Grande Amore, lo stesso che lei, legata senza troppo entusiasmo all’affidabile Dave, in fondo non ha mai smesso di cercare. Qualche bicchiere di vino e una cena in nome dei vecchi tempi: è quanto basta a riaccendere il fuoco di una passione che, questa volta, non ammette ipocrisie né mezze misure. Ma nel gioco di sovrapposizione e rimandi tra passato e presente, qualcosa non torna. E se le cose tra Fiona e il professore non fossero andate come lei ha sempre creduto? Appassionante e controverso La ragazza che ti amò due volte è un thriller dei sentimenti, un’indagine coraggiosa tra luci e ombre di una storia troppo sincera e implacabile per non essere vera.


- CONTIENE SPOILER -

Questo romanzo mi ha fatto vivere le sensazioni più opposte. Il titolo mi piace, lo scelgo, lo compro, lo lascio lì per due settimane circa per malattia. Poi lo prendo in mano e inizio a leggerlo. Continuo la lettura leggermente infastidita da un’ovvietà di fondo che nel romanzo sono quei modi di dire che sentiamo ogni giorno. Non leggo più di un capitolo al giorno perché annoiata. Lo definisco il romanzo della normalità, o meglio, dell’aspettativa di fuga da quella normalità che gli altri si aspettano da noi, che in fin dei conti, non mi intriga.

Poi arriva il momento di svolta, la velata denuncia di un crimine che coinvolge un minore, anzi tre, forse di più. La rabbia per questo personaggio maschile, Henry, è qualcosa di quasi indescrivibile. Prima cerchi di capire la sua dinamica nelle relazioni interpersonali e poi, alla fine, scopri che dietro il suo sorriso affabile, i suoi modi educati, la sua cortesia si cela ‘il lupo cattivo’ che adesca ragazzine in difficoltà, le circuisce, ottenendo quello che vuole nella maniera più vile possibile. Riesce a farsi donare l’amore vero e sincero di ragazzine forse alla loro prima cotta e poi le lascia andare.

‘La ragazza che ti amò due volte’ è un titolo romantico. Ho immaginato un ritorno di fiamma. Un amore che era destinato a sopravvivere , forse perché qualcuno o qualcosa ha impedito a questo sentimento di sbocciare e di attecchire nei cuori dei protagonisti. Niente di più sbagliato. Henry Morgan è malato, gravemente malato ma di quelle malattie subdole e complicate che ti colpiscono al cervello e non ne esci da solo. Mi sento anche io in colpa per aver provato, a volte, persino compassione per quest’uomo che sembrava che nessuna donna capisse. Invece alla fine glieli avrei strappati personalmente i cosiddetti ‘attributi’ perché dall’alto della sua esperienza ha osato toccare delle ragazzine che dell’amore e del sesso sono ancora a digiuno. Da qui si capisce anche che la scelta delle proprie vittime non è casuale.

La rabbia sale perché leggi, sotto forma romanzata, fatti non estranei alla cronaca. Il romanzo è come se svelasse il dietro le quinte di un uomo malato e della sua malattia ma filtrato dalle parole di una delle sue vittime.

Il libro è scritto sotto forma di lettera aperta della vittima al suo amante. Ripercorre e analizza tutti gli avvenimenti che li ha coinvolti, sottolineando anche alcuni passaggi che, come fa notare l’autrice, erano passati inosservati in giovane età. Ma ora, con la maturità dell’esperienza, ti rendi conto che i segnali per fuggire c’erano. Le porte sono state spalancate ma la fuga non c’è stata perché non è stata capita la reale situazione. Questo romanzo ha tutti i tratti del genere psicologico fatto per i lettori. Siamo noi che facciamo autoanalisi e dopo la facciamo sulla situazione proposta. E non so se è perché mi sono fatta coinvolgere troppo, ma covo ancora tanta rabbia dentro.

Un altro punto di riflessione: la fuga dalla normalità. Fiona vuole fuggire da quello che è diventata perché non è entusiasta della sua vita, della normalità del suo lavoro, del suo matrimonio  - che la protagonista  descrive quasi come se fosse stata spettatrice immobile della sua vita - e compie delle scelte decisamente azzardate. A mio avviso sono comprensibili le sue scelte di vita e riceve tutta la mia solidarietà. L’unica fortuna è che all’età di trent’anni è ancora nel fiore degli anni per reinventarsi e vivere con delle nuove aspettative perché dopo la sua seconda volta c’è bisogno di resettare, se non propri dimenticare e continuare a vivere con le cicatrici che ti sono rimaste, sia fisiche che psicologiche. Sono ferite difficili da gestire perché ci rendiamo conto che non possiamo accusare solo l’altro. Abbiamo anche noi la nostra dose di colpa ed è questo forse l’aspetto più rivoltante della situazione. Ancora una volta abbiamo la conferma che l’aiuto di un marito innamorato e di amiche sincere è inestimabile.

Il romanzo è ben scritto. Ho sottolineato molti passaggi. Ho riflettuto molto. Ma la doccia fredda mi è arrivata con la frase conclusiva di tutto il romanzo. Sette parole che mi hanno svelato la realtà, che mi hanno disturbato, accecato dalla rabbia e anche rattristato molto. Ho fatto fatica a prendere sonno quella sera in cui l’ho finito. E il senso di fastidio permane perché questo non è solo un romanzo, è una lunga pagina di diario dei segreti.

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